FAQ

Le Alpi sono ancora un ambiente idoneo per ospitare l'orso?

Sì. Gli studi sull'idoneità ambientale, effettuati prima di dare il via al progetto di reintroduzione, hanno dimostrato che l'ambiente alpino dal punto di vista ecologico è ancora buono per l'orso, per certi versi migliore di quello che c'era ad esempio 100 anni fa. Ciò è dimostrato dal numero di cuccioli nati negli ultimi dieci anni e dall'ottimo stato nutrizionale di tutti gli animali fotografati o avvistati.

E' vero che la presenza umana nelle aree frequentate dall'orso è aumentata?

È vero solo in parte, per alcune località e in determinati momenti (si pensi alle aree più turistiche in alta stagione); un tempo la montagna era frequentata invece con numeri certamente più piccoli ma in modo assai più capillare e continuo nel tempo (alpeggio, raccolta di legna, fienagione, raccolta lettiera, produzione di carbone, ecc.).

Serviva proprio portare in Trentino degli orsi?

Gli orsi sono sempre stati presenti sui nostri monti e non si sono mai estinti (unico sito sull’arco alpino). Non si è portato dunque qualcosa di nuovo ma si è cercato di mantenere una specie che di fatto è sempre stata presente e che fa parte della nostra storia, cultura e tradizione. Va inoltre ricordato che è in atto un fenomeno di migrazione spontanea che riguarda non solo l’orso ma anche la lince e il lupo, gli altri due grandicarnivori propri delle Alpi. L’orso e il lupo provengono rispettivamente dall’arco alpino orientale (popolazione slovena) e occidentale (dal Piemonte e dalle Alpi Francesi), mentre la lince, reintrodotta in Svizzera e in Slovenia, sta lentamente ricolonizzando anche l’arco alpino centrale. Dunque il capitolo trentino è solo una parte di una storia più grande che è in atto da decenni ed è destinata a proseguire.

Se l'orso era quasi estinto forse un motivo c'era

Gli orsi erano quasi scomparsi a seguito della persecuzione diretta da parte dell’uomo. Per le passate generazioni di abitanti della montagna, che vivevanospesso di un’economia rurale estremamente povera, perdere tre pecore in una notte (che nessuno indennizzava) poteva significare la fame dal giorno dopo. 
Ora le condizioni socio-economiche sono notevolmente cambiate, vi è in generale una maggiore tolleranza nei confronti dell’orso e i relativi danni vengono indennizzati. Inoltre esiste oggi una normativa comunitaria e nazionale che impegna gli enti territoriali ad agire per la conservazione delle specie particolarmente protette, tra le quali è compreso l’orso bruno.

Perché spendere denaro pubblico per l’orso anziché destinarlo, per esempio, alla salute pubblica?

La spesa sostenuta per la gestione degli orsi, che è in parte finanziata dall’Unione Europea, non è denaro sottratto alla sanità, all’istruzione, alle infrastrutture locali o ad altri settori. Sono finanziamenti che provengono dal “comparto ambiente”, che comprende ad esempio le aree protette, la gestione della fauna e delle foreste in generale, e si tratta di risorse che nel nostro Paese, e anche in Trentino, non costituiscono una voce preminente, se confrontata con gli analoghi investimenti di altre realtà europee.

Quante sono le persone che si occupano della gestione degli orsi?

Nessuno lavora a tempo pieno sulla gestione dei plantigradi. Attualmente (2016) se ne occupano cinque persone presso il Settore Grandi carnivori del Servizio Foreste e Fauna, dedicandovi circa metà del loro tempo.
Per quanto concerne il grosso del lavoro sul campo, questo è affidato a una trentina di agenti del Corpo Forestale Trentino, appositamente preparati, i quali mediamente si occupano della gestione dell’orso per meno del 10% del loro tempo lavorativo.

I boschi non sono più sicuri per l’uomo a causa della presenza dell’orso?

Premesso che l’orso è un animale selvatico potenzialmente pericoloso (lo sono anche, ad esempio, le vipere, le zecche, oppure le vespe, per non parlare degli incidenti provocati dall’investimento di ungulati) e che come tale va trattato e considerato, in Trentino negli ultimi anni ci sono stati moltissimi casi di incontri uomo-orso e solo tre attacchi accertati.
Se si vuole eliminare del tutto anche questo rischio, pur minimo, è necessario eliminare tutti gli orsi. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’orso si dà alla fuga, allontanandosi velocemente.
Ci possono essere alcuni orsi che manifestano una sostanziale indifferenza per l’uomo e che, incontrandolo, non fuggono, ma anche in questi casi non si sono mai registrate situazioni di pericolo. Dunque anche dove ci sono gli orsi si possono raccogliere i funghi, andare a caccia, raccogliere la legna, andare a passeggio, lasciare liberi i propri bambini.

E in caso di incontro di una femmina di orso accompagnata dai cuccioli?

La femmina con i cuccioli, in determinati casi limite, può considerare l’uomo che si trovasse molto vicino come una minaccia per i propri cuccioli. In questo caso è possibile (benché assai raro) che l’orsa assuma un comportamento volto a intimorire quello che lei considera un “intruso”, allo scopo di farlo allontanare.
Tale comportamento consiste solitamente nell’avvicinarsi velocemente, fino a breve distanza dall’uomo, quasi a volerlo spaventare di proposito, per ritornare poi verso i cuccioli. È necessario allontanarsi senza correre e ripristinare la “distanza di sicurezza” che l’orsa ha ritenuto violata.

I turisti non vengono più in trentino per paura dell’orso

È possibile che qualche turista non gradisca la presenza dei grandi carnivori, ma la maggior parte di essi li considera un forte motivo di fascino e richiamo. Nel 2002 il Parco Naturale Adamello Brenta ha effettuato un sondaggio tra i possibili turisti delle regioni limitrofe allo scopo di verificare quale sia l’impatto della presenza dell’orso sui flussi turistici: il 78% degli intervistati si è dichiarato maggiormente interessato a una vacanza in Trentino proprio per la presenza dell’orso. D’altronde l’esempio del Parco Nazionale d’Abruzzo conferma questo dato: in quelle aree infatti (dove tra l’altro è presente anche il lupo) si è dovuti ricorrere al numero chiuso in alcune aree per far fronte alla domanda sempre in aumento da parte dei turisti, attratti anche dalla presenza di questi animali.

Perché non si è chiesto cosa ne pensava la gente prima di liberare gli orsi?

Non è così. Due indagini sono state svolte dal maggior istituto demoscopico in Italia (Doxa), prima e dopo la realizzazione delle reintroduzioni, nel 1997 e nel 2003. In entrambi i sondaggi oltre il 70% degli intervistati (esclusi gli abitanti delle città di Trento e Rovereto) si è dichiarato favorevole alla presenza dell’orso nelle nostre montagne. Un ulteriore sondaggio effettuato nel 2011 ha evidenziato invece un’inversione di tendenza, registrando che la maggioranza è oggi contraria alla presenza dell’orso.

Non c’è il rischio che gli orsi diventino troppi?

L’orso vive a densità molto basse (2-3 animali ogni 100 chilometri quadrati è la stima in ambiente alpino). Se la popolazione aumenterà numericamente, aumenterà anche l’area di distribuzione della stessa, ferma restando la densità e dunque la possibilità/probabilità di incontrare un orso o di vederne le tracce o di registrarne i danni in una determinata località

Com’è possibile eliminare o ridurre i danni provocati dall’orso?

I danni possono essere molto ridotti, ma non eliminati del tutto. Animale opportunista, l’orso può essere attratto dal bestiame domestico di piccola taglia (pecore e capre soprattutto), dagli alveari, da piante da frutto. La predazione sugli animali domestici, anche con l’uccisione di diversi capi, fa dunque parte dei comportamenti di un grande carnivoro. Nella maggior parte dei casi, però, recinzioni elettriche opportunamente installate e gestite possono ridurre drasticamente le probabilità di avere dei danni. È chiaro invece che il pascolo brado (vale a dire senza custodia, neppure notturna, durante la stagione dell’alpeggio) non è, ne mai sarà, compatibile con la presenza dell’orso né con quella degli altri grandi carnivori, lupo e lince che stanno lentamente ritornando sulle Alpi.