Martedì, 13 Luglio 1999

Conferenza stampa stamani presso le Cantine Ferrari a Trento

La reintroduzione dell'orso bruno in Trentino, Provincia a Parco Adamello Brenta soddisfatti

Bilancio dei primi due mesi dopo il rilascio di “Masun” e “Kirka”

La Provincia autonoma di Trento è estremamente soddisfatta per come sta andando l’operazione “Life Ursus” che ha consentito di rilasciare nel territorio del Parco Adamello Brenta due esemplari (un maschio ed una femmina) di orso bruno.
Lo ha confermato l’assessore all’ambiente, Iva Berasi, che ha partecipato - anche a nome del presidente della Provincia, Lorenzo Dellai e dell’assessore alla montagna, Dario Pallaoro, impegnati in Consiglio provinciale - alla conferenza stampa convocata presso le Cantine Ferrari a Trento per fare il punto sul progetto che vede coinvolti, accanto all’Ente parco, alla Provincia autonoma di Trento e all’Istituto nazionale per la fauna selvatica, numerosi altri soggetti: si tratta dei ministeri competenti per l’Italia e la Slovenia (paese d’origine degli orsi), delle regioni che confinano con il Trentino, delle stesse associazioni ambientaliste e dei cacciatori.
“E’ anche attraverso queste iniziative - ha detto Iva Berasi - che si comprende appieno il significato ed il ruolo di un parco: un territorio protetto che deve essere visto come una risorsa e non come un vincolo”.
Berasi ha ringraziato quanti si sono prodigati per la buona riuscita dell’iniziativa, dal Parco all’INFS, alle strutture provinciali (all’incontro erano presenti il dirigente di Dipartimento, Mauro Colaone e dei Servizi “faunistico”, Romano Masè e “foreste”, Mario Pedrolli). “La determinazione ed il gioco di squadra - ha detto la responsabile del settore ambiente - hanno permesso di affrontare molte difficoltà”. E a titolo di esempio, Berasi ha ricordato l’intervento presso il ministro Edo Ronchi per sbloccare l’iter autorizzativo che rischiava di far franare il progetto.
I costanti monitoraggi - dei quali oggi hanno riferito Andrea Mustoni ed i suoi collaboratori - consentono di tenere sotto controllo i movimenti dei due orsi (Masun e Kirka) che non si sono finora allontanati dall’area del parco pur avendola attraversata in lungo e in largo.
“La prima fase di “Life Ursus” - è stato detto oggi - può dirsi conclusa con successo”. Ma il progetto va avanti e prevede la liberazione di altri sette esemplari nei prossimi tre anni. In particolare, nel 2000 sono previste le immissioni di un maschio ed una femmina o, preferibilmente, di due femmine.
“Naturalmente - ha concluso l’assessore Berasi - non possiamo che augurarci che la reintroduzione dei primi due esemplari di sesso opposto riservi anche una gradita quanto attesa sorpresa: la nascita di un cucciolo sarebbe una cartina di tornasole a dimostrare il pieno successo del progetto ma anche l’alta qualità dell’ambiente trentino”.

Scheda
L’impegno della Provincia autonoma di Trento nell’ambito del progetto “Life Ursus”

Sono diversi i fronti che vedono impegnata la Provincia autonoma di Trento nell’ambito del progetto “Life Ursus” per il reinserimento di esemplari di orso bruno nel territorio del Parco naturale Adamello Brenta.
La piena adesione della Provincia autonoma di Trento al progetto, che ha preso le mosse nel 1992, risale ad un paio di anni dopo tale data, quando apparve evidente che la portata dell’iniziativa andava ben al di là i confini del parco, con il coinvolgimento non solo dell’intero territorio trentino, ma anche di quelli delle province limitrofe.
L’impianto originale fu quindi sottoposto ad una radicale revisione, operazione alla quale hanno collaborato gli esperti di tre Servizi della Provincia autonoma di Trento (Servizio faunistico, Servizio foreste e Servizio parchi e foreste demaniali).
Tale coinvolgimento si è fatto particolarmente intenso negli ultimi due anni, in particolare per espletare le procedure amministrative e curare i rapporti con gli altri enti interessati, dai ministeri italiani e sloveni alle regioni e province confinanti con il Trentino.
Dal punto di vista operativo, inoltre, l’azione della Provincia si riscontra nell’attività di specifici organismi. È il caso del “Comitato operativo orso” che ha la regia dell’intero progetto ed è composto da tre membri, rispettivamente in rappresentanza del Parco naturale Adamello Brenta, dell’Istituto nazionale fauna selvatica e della Provincia autonoma di Trento, appunto.
Accanto a questo, opera anche il “Comitato progetto orso” del quale fanno parte, oltre a rappresentanti degli enti poc’anzi citati, anche espressioni del mondo dell’associazionismo (cacciatori, ambientalisti), di determinate categorie (allevatori e apicoltori) nonché delle Regioni e Province coinvolte nell’iniziativa.
Il ruolo della Provincia autonoma di Trento si coglie anche attraverso il lavoro delle squadre di monitoraggio che sono in parte composte da agenti forestali e guardie ittico-venatorie dipendenti dal Servizio foreste. Si tratta di personale che risulta impegnato anche nelle cosiddette “squadre di emergenza”, pronte ad intervenire qualora il comportamento dell’orso dovesse causare problemi in termini di pubblica sicurezza.
A questo proposito, merita ricordare anche l’attivazione, da parte della Provincia autonoma di Trento, di particolari strumenti di tutela per fronteggiare eventuali danni. Dal punto di vista degli indennizzi, si è provveduto a modificare la normativa provinciale per estendere la copertura dal territorio del parco all’intero territorio trentino. La Provincia autonoma di Trento concede inoltre contributi per la realizzazione di opere di prevenzione danni (ad esempio: recinzioni ad alveari).

Comunicato 927

ORSO