Martedì, 27 Aprile 1999

I dettagli dell’eccezionale evento illustrati questo pomeriggio dai tecnici del Dipartimento foreste e montagna della Provincia autonoma di Trento.

Dopo 95 anni l'orso bruno torna nel Trentino orientale

Un evento di eccezionale importanza. Da 95 anni non si avevano più notizie della presenza dell’orso bruno sul nostro territorio”. Così gli esperti della Provincia autonoma di Trento valutano la recentissima ricomparsa del plantigrado, le cui tracce sono state rilevate e fotografate nel Trentino orientale due giorni fa da agenti della Forestale.
Oggi pomeriggio, una relazione tecnica relativa a questa migrazione solitaria è stata illustrata da Mauro Colaone (dirigente Dipartimento foreste e montagna), Mario Pedrolli (dirigente Servizio foreste) e Romano Masé (dirigente Servizio faunistico).
Da parte loro, anzitutto, alcune puntualizzazioni: la notizia non deve generare allarme, anzi, il fatto che l’orso torni spontaneamente in certe zone è indice di una certa qualità dell’ambiente. Nessuna preoccupazione poi per eventuali danni alle cose (la Provincia prevede fra l’altro indennizzi) o - ipotesi assai improbabile - alle persone (la natura di questo animale è elusiva; piuttosto difficile incontrarlo). In particolare sono previsti anche contributi per la realizzazione di opere di prevenzione dei danni, con una procedura che (anche con modifiche legislative recenti) si è voluto rendere efficiente e più snella.
L’amministrazione possiede inoltre tutti gli strumenti per monitorare la situazione, anche se è necessaria la collaborazione di tutti. Per questo tra due settimane circa verrà attivato un numero verde che chiunque potrà utilizzare per chiedere informazioni o offrire segnalazioni di avvistamenti, non solo per quanto riguarda gli orsi, ma anche per la lince od altre specie. In attesa del numero speciale, è comunque possibile fin d’ora chiamare le stazioni forestali (sono 48 ed i loro numeri si trovano sull’elenco telefonico).
“Per seguire gli spostamenti dell’orso, come di altri mammiferi - è stato detto in conferenza stampa - da tempo le strutture della Provincia autonoma di Trento collaborano con analoghi servizi della provincia di Belluno”. Circa gli ultimi sorprendenti spostamenti di un esemplare (le orme misurano 12,5 cm, dato che consente di ipotizzare un peso di circa 150 kg) in territorio Trentino, si è cercato di ricostruire un itinerario di massima.
“Probabilmente - è stato detto - l’orso è entrato in Trentino attraverso la Val Noana (Primiero) prima del 18 aprile scorso. Forse si è trattato dell’Orso Friz (chiamato così dal cognome del forestale che ne ha seguito le tracce per primo ad Agordo) che ha raggiunto la zona di Sovramonte (Belluno) proveniente dall’Agordino. Infatti, orme su neve dirette a Sud e risalenti ad almeno una settimana prima sono state rilevate e fotografate domenica 25 aprile 1999 in località malga Agnerola, sulla sinistra orografica della Val Noana. Si può dunque presumere che l’orso abbia raggiunto questa località provenendo dal Passo Cereda”.
A Sovramonte, la presenza dell’orso è stata accertata nei giorni 18 e 20 aprile scorsi (dati del Corpi di polizia provinciale di Belluno), con danni ad arnie, orme, un avvistamento diretto e l’uccisione di una pecora. “Venerdì 23 aprile - prosegue la ricostruzione dei tecnici della Provincia di Trento - le orme dell’orso (volte in direzione Nord) sono state rinvenute da un pescatore sul greto del torrente Cismon, a soli due chilometri a Sud del confine provinciale”.
L’ipotesi più probabile è che l’orso abbia intrapreso un nuovo consistente spostamento verso Ovest (dopo quello che lo aveva portato nei pressi di Sovramonte dall’Agordino) passando presso Lamon (Belluno), Roa (Trento), proseguendo a nord di Castello Tesino, attraverso il Monte Tauro, sopra Bieno, e raggiungendo la Val dei Mocheni dopo aver risalito la Val Calamento.
“Il 25 aprile infatti - hanno spiegato Colaone, Pedrolli e Masè -sono state segnalate da diversi escursionisti, e rilevate il giorno seguente da parte del personale del Dipartimento foreste e montagna, alcune piste che danno un quadro coerente degli spostamenti dell’orso dal bellunese fino ai versanti meridionali del Monte Gronlait, in Valsugana. Tratti del percorso sono rimasti impressi su neve dalla cima del Monte Tauro verso Malga Primaluna e Primalunetta in Valsugana, e poi dal versante meridionale del Monte Rujoch al Passo Palù di Calamento, Masi Laner, Maso Erdemolo; da qui in Val Cava ed al Passo della Portella: le orme scendono poi a Sud, e la pista si perde per mancanza di neve in direzione della località Pozze, nel territorio del Comune di Roncegno”. È stato comunque possibile recuperare anche un ciuffetto di peli dell’animale che, una volta sottoposti ad esami genetici, consentiranno di offrire ulteriori informazioni.

SCHEDA
Il ritorno dell’Orso sulle Alpi orientali

Il fenomeno dell'espansione della popolazione di orsi presente in Slovenia nei territori limitrofi dell'Austria, del Friuli Venezia Giulia e del Veneto è ormai noto ed ha avuto origine – come precisano gli esperti del Servizio faunistico - circa 30 anni fa. Ciò è dovuto sostanzialmente all'incremento numerico della popolazione di orso Dinarico - Balcanica che, dalle Alpi alla Grecia lungo tutta la ex Jugoslavia, è stimata attualmente in circa 2.800 esemplari, alla diminuita persecuzione da parte dell'uomo (soprattutto nella parte nord della popolazione, in Slovenia, Austria e parte delle Alpi italiane) ed al miglioramento delle caratteristiche ambientali di vaste aree delle Alpi e delle Prealpi (aumento della copertura forestale e della sua qualità, aumento delle popolazioni di vertebrati, abbandono di alcune aree da parte dell'uomo, ecc.).
Tale espansione è maggiormente orientata verso ovest, data la conformazione dell'arco alpino e, a partire dal 1995, ha interessato la confinante provincia di Belluno, nel 1996 la provincia di Bolzano (Alta Val Pusteria) e dal 1999 anche la provincia di Trento.
Nel corso dell'estate 1998 numerose segnalazioni hanno interessato gran parte del territorio della provincia di Belluno, dai confini con l'Austria (Val Visdende) sino alla Foresta del Cansiglio (praticamente a ridosso della pianura veneta). Nel mese di luglio l'orso viene segnalato per la prima volta con certezza anche nello Zoldano: tracce, resti di pasti ed avvistamenti riguardano le aree di Passo Cibiana, Fornesighe, Brusedaz, Dont di Zoldo. Ma è solo nello scorso mese di ottobre che la presenza del plantigrado è segnalata nell'Agordino, a soli 10-12 chilometri dal confine con la provincia di Trento. Le prime orme su fango vennero osservate il 5 e 6 ottobre presso La Valle Agordina e, a partire dal 15 ottobre, l'orso inizia a visitare periodicamente alcuni frutteti abbandonati nei pressi del paese, ove viene anche avvistato in un paio di occasioni; numerosi escrementi testimoniano la sua dieta autunnale a base di frutta.
I competenti uffici della Provincia di Belluno stimavano lo scorso autunno la presenza di almeno 3 Orsi sul loro territorio, con una situazione in continua evoluzione che viene seguita con la massima attenzione, avuto riguardo soprattutto alla necessità di informare correttamente l'opinione pubblica sull'importante fenomeno in atto.
Probabilmente gli indici di presenza sono attribuibili a subadulti di sesso maschile in dispersione, normalmente i primi a ricolonizzare nuovi territori. Recenti studi condotti in Scandinavia hanno però evidenziato a questo proposito che anche individui di sesso femminile possono frequentare, benché più raramente, le aree periferiche frequentate da soggetti in dispersione, anche a parecchie decine di chilometri in linea d'aria dall'area principale. La dispersione avviene, ed anche questo è interessante avuto riguardo alla situazione alpina, anche in popolazioni che vivono su territori ove la capacità portante non è ancora stata raggiunta; in altri termini il fenomeno dell'allargamento dell'areale ha luogo anche se la popolazione originaria non ha problemi di spazio ove si trova, come è il caso della popolazione sita a cavallo dei confini sloveno, austriaco e italiano.
Questi studi fanno ritenere possibile che anche qualche femmina frequenti il Friuli occidentale ed il bellunese, pur avendo presente il contesto geografico diverso nel quale tali studi sono stati condotti.
In questo nuovo panorama il progetto di rinsanguamento dell'orso attivato nel Parco Naturale Adamello Brenta mantiene comunque immutata la sua validità e la sua congruenza con gli obiettivi delle attuali strategie di conservazione della specie a livello alpino ed europeo, e rimane coerente con gli obiettivi di conservazione individuati in sede internazionale. Esso è infatti stato redatto anche avuto riguardo all'importante fenomeno dell'espansione della specie ad est e si pone quale importante tassello (relativo principalmente alle Alpi centrali) per la progressiva ricostituzione della popolazione alpina di orso bruno.
Sarà quindi probabile che dovremo imparare a convivere anche nel Trentino orientale con il più prestigioso rappresentante della fauna alpina, che ritorna dopo un secolo di esilio forzato e chiede di poter ripercorrere i suoi antichi sentieri.

Comunicato 463

ORSO